Il chiuso del cerchio

Un cuore laccato di nero riversa il dolore nell’immenso miraggio di indefinibile fattezza.
Placida è la sua bellezza intrisa da mistiche sembianze che si spingono nella direzione dell’inquietudine capace di plasmare le sensazioni che si riversano fluide nel mare della malinconia.
Estremo e coraggioso è il fare.
Si aggira lungo il confine dell’irreale dove la consapevolezza rende l’anima estremamente bella nonostante sia scalfita dai peccati mai confessati, ma vissuti.
Parole imprigionate nella memoria pretendono di esibirne il senso, spesso rinnegate, spesso temute e poi invocate.
Ecco che esplodono travolgendo l’ordine per danzare tra gli attimi custoditi nei silenzi invocati dai ricordi.
Tutto torna a rammentarne i confini che delimitano un cielo di fuoco che contrasta il nero che ha imbrattato il cuore.
Sradicare le consuetudini non è inconciliabile con il suo esatto contrario, è solo una scelta immersa nel disagio per salvare se stessi ed il domani.
Per ritrovare il respiro.
Per animare il silenzio.


